Autore Topic: Il successo di un mezzo fallimento.  (Letto 533 volte)

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Offline Sven Hassel

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Il successo di un mezzo fallimento.
« il: 28 Febbraio 2011, 16:04:41 »
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Il successo di un mezzo fallimento.

Il Novegro 2011 che tutti quanti hanno vissuto da fuori e soprattutto da dentro, ha visto un qualcosa come scenografie applicate sul posto per la prima volta in Italia come un passo decisivo per non essere di meno degli impianti esteri finora visti nell’interno di varie fiere e questo fatto come piacevole sorpresa, ha come almeno credo, letteralmente incantato prima l’ente fieristico novergrino ed immediatamente dopo, e ben prima del pubblico assiepato contro l’aree ITT d’assegnazione del paglione D e sull’esterno dove girava lo scoppio, un’attenzione trascurata maggiormente e che è stata TUTTA concentrata sullo sforzo sostenuto da pochissime persone che ne hanno realizzato le sezioni.
Arrivare sul posto, o la sola osservazione fotografica data dalle immagini, diventa del tutto superficiale quanto irrilevante sui meriti e demeriti profusi in tre o quattro giorni di sforzi ininterrotti da coloro che mettendo la faccia NON si risparmiano in nessun modo per altri, siano gli altri la direzione stessa che concede la fiducia, non di meno chi come associato è arrivato sul posto con metà dell’opera compiuta dando l’altra doverosa e riconosciuta prestazione d’opera, oppure stando in casa nostra, il massacro sistematico di un’esigua forza di lavoro contabile sulle due mani.
A me di parlare a vanvera di successi strombazzati tra il giubilio entusiastico per chi mi conosce da anni lo lascio agli sprovveduti faciloni o a chi, preferisce soffermare l’attenzione sulla superficialità senza indagare sulle profondità che uno sforzo collettivo come Novegro OBBLIGA le parti interessate. Finita la festa ogni parte si glorifica per conto suo e il resto si fa storia, lo scrivo perché l’ho vissuto e questa banalità finisce troppo presto per essere nuovamente confusa dal venticello dell’entusiasmo troppo pericoloso per non diventare materia da analizzare. L’osservazione esterna inizia mettendo a fuoco le deficienze e non i lati positivi di un’organizzazione, ed io lo faccio dando come sempre un contributo del tutto personale motivato da punti di vista troppe volte ignorati e sottovalutati. Poi ognuno ne faccia testo a piacere.
Sia e diventi un punto di fondamentale importanza, le scenografie posate e viste via internet come fotografie. Sono state realizzate in contributi personali come prestazioni e costi. Ci sono volute capacità e tempi sottratti in altri spazi. I soli “soggetti modellistici se pure indispensabili” posati sul cemento come li abbiamo visti in precedenti luoghi fieristici, perdono l’80% del loro fascino.
Novegro ha chiesto la spettacolarizzazione e le ITT hanno saputo portarla supportando l’enorme mole di un contributo personale, arrivato, per quello che mi riguarda personalmente, come osservatore e membro attivo addirittura ((( insostenibile ))) … già, avete letto bene. Chi prepara non si gode neppure un’ora piena di un gioco collettivo. L’apertura arriva con una tensione di stanchezza e responsabilità ancora da aumentare e ti senti solo agli inizi di una due giorni da massacro … esagero dai miei anni? Può darsi, però si arriva alla conclusione sfasati egoisticamente e questo vuol dire che trascuri persino l’educazioni sui dovuti saluti tanto ti girano intorno ancora mille cose e passi da ipocrita strascicando l’uscita intanto cha altri hanno ancora del loro da recuperare. Memore da molte esperienze, dove le preparazioni sulle piazze hanno poi alla fine viste le stanchezze o le defezioni sugli smontaggi delle aree-attrezzature da campo, il problema fine manifestazione non mi tocca a sorpresa, ma come una realtà oggettiva che un gruppo d’organizzazione DEVE affrontare come problematica responsabile nell’interno vero e proprio del numero presente degli esecutivi da considerare ancora prima di portare delle iniziative dettate dall’entusiasmo, senza contare le effettive braccia disponibili per poterlo realizzare.
Sopra ho scritto che per me, contando realmente le braccia messe in campo, continuare è insostenibile specie se tra queste ci metto la mia presenza. Sarebbe come ingombrare chi lavora materialmente e sapete bene che l’azione insegna il trionfo dell’opera. Per i superficialisti Novegro fa parlare per un anno intero e questo successo costa fisicamente e se da stanco vi parlo di Andromeda preferireste che lo facessi da aiuto in campo e non da menestrello cantore, ecco perché parlerei di mezzi fallimenti evidenziati da osservazioni individuali motivate dal sano egoismo che ti aggredisce quando non ne puoi più. Le forze a disposizione di un individuo non sono comparabili come standard, ma a secondo l’individuo stesso in un momento di particolare logorio.
Sinceramente in un esame schietto e rispettoso verso un gruppo riunito sotto la stessa bandiera DEVO ammettere chiedendo la defezione verso qualsiasi progetto simile a quello felicemente concluso, non sono più in grado di sostenere tre/quattro giorni in ritmi tali da trasformarmi in un assente ambulante, ho trascorso rapide successioni d’incontri faticosamente sostenuti con sforzi eccessivi fin dalle prime oreedella domenica (colpa anche delle fantastica serata goliardica vissuta con persone speciali) in un clima credo irripetibile per magia. Come Giornale ed organo sull’osservazione, che va bel oltre il semplice “vedere” voglio dimostrare prima che del rispetto verso l’altrui fatica, un senso del rispetto verso la mia posizione-persona relazionando oltre il mio personale punto di vista, anche e forse dei lati completamente sfuggiti se visti da fuori. Fortunatamente ognuno gode visioni d’insieme completamente diverse sullo stesso problema da avere parecchio da girare in tondo per incontrare fatalmente il punto di vista respinto, solo a quel punto e su di un’altra distanza, si accorge di trovarsi secondo come d’accordo, sullo stesso problematico punto d’osservazione.
Novegro o altro, con le sole risorse materiali umane conta su pochissimi elementi e sottovalutare una realtà appariscente come senza importanza è da illusi speranzosi. Perdonate il mio articolo sul mezzo fallimento.

Il Giornale ringrazia.

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